Riabilitazione Neuropsicologica 

A cosa serve la riabilitazione neuropsicologica

La riabilitazione neuropsicologica ha lo scopo di favorire il recupero delle funzioni cognitive compromesse o il compenso dei deficit mediante adeguato programma, si rivolge generalmente, a pazienti con cerebrolesioni o affetti da patologie neurodegenerative. 

Che cos’è la riabilitazione neuropsicologica?

La riabilitazione neuropsicologica è un trattamento di tipo non farmacologico, che consiste nell’apprendimento di strategie compensatorie e nello sfruttamento delle abilità residue, allo scopo di contrastare il decorso degenerativo. Lo scopo principale è quello di riabilitare i deficit cognitivi e le annesse implicazioni di tipo psicologico, affettivo e di personalità, che spesso conseguono alle patologie a carico del sistema nervoso centrale.

Chi la richiede?

Generalmente su richiesta del medico curante, altre volte su richiesta di un familiare, raramente il paziente stesso. Dopo un’attenta valutazione neuropsicologica, viene impostato un piano riabilitativo. In alcune occasioni può essere fondamentale coinvolgere anche familiari e altri eventuali caregiver per ricostruire, quando possibile, il contesto di vita e quello sociale nonché il profilo psicologico della persona. 

Quali abilità cognitive riguarda? 

Può riguardare disturbi del linguaggio, deficit di attenzione, aprassia, problemi di memoria, di comportamento, disturbi delle funzioni esecutive e anosognosia, anche qualora il paziente non abbia coscienza dei propri deficit neuropsicologici.

Perché funziona? 

La riabilitazione neuropsicologica e il potenziamento cognitivo funzionano grazie alle capacità plastiche del nostro cervello. Il termine “neuroplasticità” (o plasticità cerebrale) si riferisce alla capacità del cervello di cambiare nel corso della vita di una persona. Si tratta di un processo fisico, reso possibile dal fatto che la sostanza grigia, di cui è composto il cervello, può ridursi o aumentare. Si possono così creare e perfezionare connessioni neurali, o al contrario indebolirle e danneggiarle. Questi cambiamenti fisici nel cervello si manifestano poi come cambiamenti nelle nostre capacità.

In che modo si sviluppa una riabilitazione? 

La caratteristica principale delle terapie che si basano sulla plasticità cerebrale, è il fatto che non prevedono farmaci, ma si basano su attività svolte dal cervello e ripetute. Al fine di favorire e incrementare i processi di riorganizzazione corticale, l’ambiente deve fornire una specifica stimolazione volta a compensare i deficit. In pratica la riabilitazione cognitiva avviene attraverso attività che tengono il cervello in esercizio e stimolano le capacità cognitive superiori.

In altre parole il cervello, se opportunamente stimolato, aumenta le proprie capacità funzionali mediante la neogenerazione di neuroni e l’aumento delle connessioni dendritiche interneuronali, favorendo il recupero.

Nelle malattie neurodegenerative 

Le malattie neurodegenerative sono un complesso di malattie neurologiche che comprende le più note e diffuse malattie di Alzheimer e Morbo di Parkinson ma anche quelle più rare, come le encefalopatie. Nel caso di patologie neurodegenerative il percorso di riabilitazione mira, dove possibile, a potenziare le risorse residue della persona o a rallentarne il decadimento. I pazienti con disturbi di consapevolezza dei propri deficit vengono guidati a prendere coscienza delle ricadute funzionali nella vita quotidiana ma anche delle risorse presenti.

La riabilitazione cognitiva può prevenire la demenza?

Sì, sembra che la riabilitazione cognitiva abbia anche una funzione di prevenzione attraverso la stimolazione intellettiva. Ricordiamo quanto la prevenzione abbia un ruolo importante perché grazie a essa la popolazione si trova in condizioni fisico-intellettive migliori e quindi è possibile attuare un processo di ottimizzazione delle risorse economiche.

Prenota un Appuntamento con la Dott.ssa Ghiotto