Procastinazione: pigrizia o emotività?

Spesso, quando diciamo “non ho il tempo di fare questa cosa” dietro c’è molto di più di una reale mancanza di tempo. Può essere che sei disorganizzato, può essere che in quel momento davvero non hai tempo ma può anche essere che tu stia trovando solo scuse per non fare una determinata cosa. Come fare a capire se fai parte delle prime categorie o della terza? Facile, se il lavoro da svolgere viene portato a termine senza agenti esterni che ti intimino di farlo, allora fai parte delle prime due categorie. Se al contrario, prima di fare qualcosa hai bisogno che ti venga ripetuto dall’esterno o tu stesso hai bisogno di ripetertelo mille volte, allora è molto probabile che sotto ci sia qualcosa di più.

Che cos’è la procrastinazione?

In psicologia si definisce procrastinazione quel comportamento che spinge una persona a ritardare volontariamente un’azione nonostante prevedibili conseguenze negative future. Quindi, quando scegli di procrastinare, stai optando per il piacere momentaneo, di breve durata a costo dei benefici a lungo termine che avresti, facendo quell’azione nell’immediato. In altra parole, la procrastinazione si riferisce all’atto di sostituire le attività da svolgere con altre attività più piacevoli o con compiti meno rilevanti o urgenti. 

Un altro modo per descrivere la procrastinazione è: l’atto di rimandare lo svolgimento di un compito o di un’attività che dovrebbe essere svolta nell’immediato. Perciò, a differenza di un rinvio pianificato, che rappresenta una decisione motivata razionalmente e utile alla persona per una migliore organizzazione generale, la procrastinazione vera e propria è irrazionale e spesso dannosa sia alla persona stessa sia alle persone attorno o alla situazione. Infatti, quando ti trovi di fronte alla necessità di un rinvio, ne soppesi costi e benefici e lo attui solo se questi ultimi sono maggiori dei primi. Se invece tendi a procrastinare, pur conoscendo le conseguenze negative del rimandare, decidi di ignorare sia le conseguenze stesse sia le emozioni che ne conseguono. Per amor del vero, c’è anche da dire che non sempre l’atto del procrastinare ha un’accezione negativa, talvolta può succedere che rimandare un’azione possa essere una scelta valida e saggia. Assume però un valore negativo nel momento in cui si decide deliberatamente di posticipare azioni o decisioni in modo inadeguato alla situazione, con il rischio di pagarne le conseguenze (Van Eerde 2003).

In effetti, se ci pensi, quando distogli il pensiero da quel compito che devi fare, ti fa sentire subito meglio. Provi uno stato di leggerezza perché in quel momento smetti di pensarci ma quali sono le conseguenze a lungo termine del continuo procrastinare? 

Perchè si tende a procrastinare?

Da un punto di vista neurobiologico la procrastinazione coinvolgerebbe il sistema limbico, cioè un’area cerebrale costituita da strutture interconnesse appartenenti al sistema nervoso centrale. Queste regioni coordinano i compiti relativi alla percezione, alla consapevolezza e al controllo delle emozioni. In altre parole nella procrastinazione sono coinvolte molte componenti psicologiche, tra le quali la percezione, la consapevolezza e soprattuto le emozioni. Infatti, il sistema limbico agisce in maniera più rapida rispetto alla corteccia prefrontale, che è invece la parte più razionale deputata alla pianificazione e all’autocontrollo.

Le nostre decisioni razionali e obiettive sono frutto del lavoro delle nostre cortecce prefrontali, quelle più emozionali vedono il coinvolgimento del sistema limbico. Di conseguenza nella procrastinazione troviamo cause di tipo cognitive ma anche causa di tipo emotivo. Tra le cause che portano più spesso alla procrastinazione troviamo: pigrizia, disinteresse, perfezionismo, paura dell’insuccesso, paura delle conseguenze, paura della responsabilità, ribellione, rabbia. In quale ti riconosci di più?

Se sei perfezionista è probabile che tu non ti senta in grado di affrontare un compito o un problema a mano che tu non sia certo di poterlo seguire in maniera perfetta. In questo caso, la procastinazione è dovuta la fatto che non ti senti mai abbastanza pronto o sufficientemente sicuro delle tue capacità e competenze. Se invece temi l’insuccesso, probabilmente avrai la tendenza a rimandare all’infinito le cose. La paura di fallire è dietro l’angolo e preferisci non affrontarla. Questa paura può arrivare ad essere talmente forte da bloccare qualsiasi tipo di iniziativa, basando tale comportamento sulla convinzione che otterrai sicuramente un fallimento se ci provi e quindi decidi di non tentare neanche.

Ci possono essere molti altri motivi

Per quanto possa sembrare strano, anche il suo opposto, cioè la paura del successo, può essere una causa di procrastinazione. Infatti, se sei una persona che ha paura del successo, probabilmente pensi di non meritartelo e quindi vivi una sorta di senso di colpa se lo ottenessi. La paura del successo ha anche un altra forma, perché c’è chi teme le conseguenze del successo. Perché se le tua prestazioni sono ottimali, le persone potrebbero iniziare ad avere forti aspettative su di te, questo potrebbe crearti ansia e stress.

Quando si parla di aspettative anche la rabbia ha la sua componente, infatti, la procrastinazione da rabbia spesso è la conseguenza di pressioni e aspettative altrui, vissute come intollerabili. Ci sono molti atri fattori che possono accrescere il comportamento procrastinante. Ad esempio un’assenza di motivazione per il compito da svolgere o la sua ripetitività nel tempo. Altre ricerche hanno però trovato ulteriori cause. Secondo la Construal Level Theory, formulata da Liberman e Trope nel 1998, spesso l’arte del rimandare diviene una strategia vera e propria per gestire stress e ansia

Tale atteggiamento, evitando lo stress momentaneo, libera dai sentimenti che ne derivano ma di conseguenza genera vergogna e senso di colpa. Ciò può portare ad sminuire il proprio senso di autoefficacia. Come risultato del continuo rimandare, si ha che anche le attività più semplici diventano complesse, con il rischio di svolgere il compito con sensazione di tensione, ansia, insoddisfazione e paura.

Procrastinazione e blocco psicologico

Se ti riconosci in una persona che procrastina, avrai notato come a livello emotivo ti cresce l’ansia e una certa attitudine a non pensare adeguatamente al futuro. Ciò è dovuto al fatto che, quando l’abitudine a procrastinare si consolida, generalmente questa finisce per influenzare aree sempre più vaste della tua vita. Ti ritrovi a rimandare costantemente l’inizio o il completamento di numerose attività e questo fa crescere sempre più la paura. Che si tratti di cercare un nuovo lavoro o conoscere persone nuove, quando sei spaventato troverai sempre decine di scuse plausibili per rimandare ciò che vorresti o dovresti fare.

Si forma un circolo vizioso, più cresce la paura più procrastinerai e più procrastinerai più ti crescerà la paura. Per questa ragione la procrastinazione dettata dalla paura ti porta ad immobilizzarti, a bloccarti e ad essere incapace di reagire. Viene da chiedersi perché con tutti questi effetti negativi, si continui a procrastinare. La risposta è facile, come è stato detto precedentemente, la procrastinazione porta con sé anche un certo piacere. Ti sarai accorto che abbandonano un’attività poco stimolante per dedicarti ad una seconda attività più piacevole ed appagante avrai provato un certo piacere.

Questa caratteristica genera soprattutto una procrastinazione di tipo “arousal”, ossia volta all’abbandono di un’attività poco stimolante per dedicarti ad attività piacevoli anche se non necessarie. In conclusione, dietro all’atteggiamento di procastinatore potrebbe nascondersi la paura di sbagliare, di fallire o anche la paura di avere successo. Così eviti di compierei azioni nella speranza di non incontrare le emozioni negative ad essa associate. Che fare in questi casi? Come combattere la procrastinazione? Leggi 7 consigli pratici contro la procrastinazione.

di Giulia Ghiotto

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L’ansia però non è sempre sinonimo di qualcosa di negativo, infatti esiste anche un tipo di ansia “normale”, fisiologica, che ha la funzione di metterci in allarme quando ce n’è davvero bisogno.