Resilienza

Resilienza

Si parla spesso di resilienza ma, che cos’è? Il termine resilienza è stato “preso in prestito” dalla metallurgia. Un metallo resiliente è un metallo che resiste alla forze che gli vengono applicate. In psicologia assume un significato molto simile, ossia si è resilienti quando si è capaci di resistere in modo sano ed efficace, agli urti della vita. In termini molto colloquiali potremmo dire che la resilienza è il contrario di fragilità.

Qual è il significato di resilienza?

La resilienza è quindi la capacità di riuscire ad affrontare in modo positivo, eventi traumatici, eventi stressanti e difficoltà. Riorganizzando la propria vita senza perdere la propria identità. Si è resilienti quando si diventa capaci di “autoripararsi”, apportando delle modifiche a se stessi, in seguito ad un danno subito. Significa anche saper riparare e riorganizzare la propria vita, trovando la forza per andare avanti senza rimanere schiacciati dagli eventi. C’è da fare una distinzione, la capacità di essere resilienti non ha niente a che vedere con l’opporsi.

Non sei resiliente nel momento in cui ti opponi a ciò che ti sta accadendo. Sei resiliente quando, nonostante ciò che ti sta accadendo, prosegui la tua vita, costruendola, e dove serve, ricostruendola. Sei resiliente quando resisti alle difficoltà, fronteggiandole positivamente. Ciò non farà di te una persona invincibile o insensibile di fronte alle situazioni. La resilienza è una capacità che va allenata nel tempo ma che ha anche dei limiti umani. Non sarà una formula magica che ti permette di resistere a tutto.

Non significa che la persona resiliente non si senta mai in difficoltà o non provi stress ed emozioni negative. Significa che nonostante la sofferenza, stai trovando il modo di andare avanti e “ricostruirti” positivamente. Significa anche che quando le persone hanno un adeguato repertorio di risorse per affrontare gli eventi della vita tendono ad essere più flessibili e adattabili. Queste sono qualità essenziali anche per avere successo nella vita (Hiebert, 2006).

Qual è la differenza tra resistenza e resilienza?

Anche se i due termini possono sembrare molto simili come significato, in realtà non è così. Essere resilienti, come abbiamo visto sopra, è la capacità di reagire agli eventi, mentre essere resistenti, come dice la parola stessa, è la capacità di resistere. Questo significa che quando resistiamo agli eventi, stiamo opponendo una forza uguale e contraria. Attendiamo che l’evento negativo finisca ma non apportiamo alcun tipo di cambiamento, né di adattamento. La resistenza è una forma di ostinazione, di accanimento verso il mantenimento di una posizione specifica.

Se vissuta come un passaggio che viene prima o congiuntamente alla resilienza, ne aumenta, invece, la funzionalità e l’efficacia. Resistere, nella sua accezione più positiva, indica una mente che sopporta, che “tiene duro” e che in seguito, o contemporaneamente, diventa flessibile. Adattando e magari sfruttando al positivo tutta l’energia alla quale stiamo tentando di resistere. Ricordiamo che anche in natura tanto più grande è un sistema, tanto più complesso saranno le variabili che lo governano. Ciò non è molto differente anche per il nostro ecosistema quotidiano.

È dunque importante sviluppare resistenza perchè essere tenaci e non mollare è propedeutico per lo sviluppo personale. Altrettanto importante è sviluppare resilienza, affrontando e adattandosi all’ambiente.

Dove nasce il termine resilienza?

La resilienza è un termina già ampiamente utilizzato all’interno di ambiti differenti dalla psicologia. Ad esempio in biologia esprime la capacità di un sistema di ritornare ad uno stato di equilibrio dopo che un agente esterno ha agito su di lui. Anche nella metallurgia o più comunemente nell’ambito delle scienze dei materiali, è un termine comunemente usato. La letteratura scientifica, inizia ad occuparsene solo a partire dalla seconda metà del 900, grazie alla psicologia umanistica prima e la psicologia positiva poi, che apportano un’importante novità.

Esse introduco l’idea di elaborare metodologie, per focalizzare l’attenzione non più sui problemi dell’individuo ma sulle sue risorse. Infatti, in quegli anni, si è assistito ad un’importante svolta nella cura delle persone. Si è passati dal concentrarsi solamente sulla cura della malattia, a porre molta più attenzione alla promozione della salute. Il primo studio, dove si parla della resilienza per la prima volta, fu quello di Werner e Smith (Werner & Smith, 1992). Da lì in poi, c’è stato il via ad un proliferare di ricerche e studi che tutt’ora proseguono.

Essere resilienti: cosa significa davvero?

Ragazza sorridente vestita di rosa tra i fiori

Sul lato pratico, essere resilienti significa sviluppare le caratteristiche dell’ottimismo, dell’autostima, dell’autoempatia, del problem-solving e le strategie di coping. Si tratta di caratteristiche che tutti noi posiamo sviluppare, qualcuna magari già ce l’hai e si tratta solo di rinforzarla. Vediamole più nel dettaglio:

Ottimismo: una persona che ha l’inclinazione ad essere ottimista, interpreta gli eventi negativi e i problemi che gli capitano, come qualcosa di passeggero, mutabile. Un ottimista non pensa che la situazione negativa possa durare per sempre. Ciò non vuol dire sminuire o non prendere seriamente i problemi ma semplicemente ridimensionare l’impatto che la situazione ha sulla persona. Ponendo l’attenzione sul fatto che, quasi sempre, c’è del positivo anche nel negativo. Avete presente lo Yin e lo Yang? 

Autoempatia: Ne parlo più approfonditamente in questo articolo Esercitare l’autoempatia. È la capacità di dialogare con se stessi apertamente, in modo da ragionare sugli eventi e prendere la migliore decisione.

Problem-Solving: Letteralmente significa “risoluzione dei problemi”, ed è quella capacità di trovare la miglior risposta possibile ad una determinata situazione difficile o insolitamente nuova.

Strategie di Coping: Sono delle strategie che ognuno di noi possediamo, che vengono messe in pratica per fronteggiare problemi e stress. Va precisato che non sempre queste strategie sono adattive, molto dipende dalla personalità dell’individuo e dall’ambiente sociale in cui si trova.

Come metterla in pratica

Innanzi tutto è necessario specificare che, con la forza di volontà potete fare molto ma non tutto. Vivere in un contesto relazionale sfavorevole all’evoluzione e al cambiamento, può rendere vani tutti i tuoi sforzi per migliorare la capacità di mettere in atto la resilienza. Anche il fatto di trovarti in un contesto sociale dove non sei ben integrato, rappresenterà un ostacolo, una difficoltà in più. In quanto, non ricevere un adeguato supporto o delle adeguate linee guida, diminuirà la probabilità di superare gli eventi aversi con successo. Il sostegno da parte degli altri è indubbiamente un fattore predisponente. 

Un altro fattore che aiuta l’instaurarsi o lo svilupparsi delle resilienza è la giovane età. Più si è giovani, più è facile modificarsi. Ciò deriva dal fatto che, la capacità di sviluppare la resilienza, dipende molto dall’idea che si ha di se stessi e del mondo. 

I punti su cui ti devi concentrare, se vuoi aumentare la tua resilienza sono:

Modifica la concezione che hai di te stesso e del mondo: Prova a vedere te stesso come una persona che è in grado di superare le proprie difficoltà, Indubbiamente, se nel tuo passato hai vissuto un clima di attenzione e supporto da parte delle relazioni familiari, sarà un pochino più facile sviluppare l’abilitò della resilienza. 

Cerca di vedere sempre il lato positivo delle cose che ti accadono: Certo, quando sei di fronte e situazioni di abuso, contesti interpersonali conflittuali e situazioni economiche indigenti, vedere il lato positivo non è di certo la priorità. Ma non dimenticare che il sano amore per te stesso, sarà la spinta più forte per riuscire a vedere quanto hai di bello dentro di te e quante cose puoi donare al mondo. Anche quelle che hai appreso dagli eventi che ti sono accaduti.

Locus of control interno: Lavora sulla tua convinzione di poter dominare gli eventi che ti accadono. Nel senso, puoi indubbiamente agire sulla tua risposta emotiva, sulle tue reazioni comportarteli. Far tuo il concetto di locus interno, ti aiuterà a non sentirti più in balia delle cose che ti accadono, come se tu fossi solamente uno spettatore ma sentirti attore tu stesso.

Ricorda che, essere resilienti, non è una capacità che solo pochi hanno, non è un dono che ti capita o non ti capita. La capacità di affrontare in modo resiliente gli eventi più stressanti è influenzata da molti fattori, ma Kumpfer (1999) evidenzia come le persone che possiedono le qualità appena elencate, tendono a essere più persistenti e determinate e questo ti porterà ad essere resiliente.

Per approfondire: 

Domenico Di Lauro, La resilienza. La capacità di superare i momenti critici e le avversità della vita, Milano, Xenia Edizioni, 2012, ISBN 978-88-7273-738-5.

Pietro Trabucchi, Resisto dunque sono, Corbaccio, 2007 ISBN 9788879729116

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di Giulia Ghiotto

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