Neuroscienza nelle decisoni

Negli ultimi anni, l’ambito delle neuroscienze si è ampliato per cercare di comprendere molte delle cose che ci accadono ogni giorno.  I neuroscienziati vorrebbero capire ogni aspetto del nostro cervello, del nostro comportamento e di come prendiamo le decisioni.

Cosa sono le Neuroscienze?

Parliamo di neuroscienze quando intendiamo quell’insieme di ricerche che si occupano di studiare il nostro sistema nervoso. Nel corso del tempo l’ambito delle neuroscienze si è ampliato per studiare sia gli aspetti dello sviluppo strutturale del cervello sia quelli funzionali. Allo stesso modo, le neuroscienze odierne si occupano anche di capire gli aspetti evoluzionistici, cognitivi e patologici del sistema nervoso. Grazie a ciò, si sono ampliate enormemente anche le tecniche utilizzate dai neuroscienziati.

Infatti, attualmente, sono in grado di studiare il funzionamento complessivo dei fenomeni del cervello, fino a comprendere gli aspetti molecolari delle singole cellule nervose. Tutto ciò è reso possibile grazie all’utilizzo di tecniche di neuroimaging modernissime, con applicazione funzionale, ossia la possibilità di vedere con delle immagini, il sistema nervoso mentre sta funzionando. Grazie a queste tecniche è possibile creare modellizzazioni teoriche, simulazioni ed approcci sperimentali allo studio del cervello. 

A livello dell’ambito cognitivo, le neuroscienze affrontano la questione di come le funzioni psicologiche, siano prodotte dai circuiti neurali. Queste e molte altre risposte permettono a neuroscienziati e psicologi di affrontare questioni legate al modo in cui la nostra cognizione umana e le emozioni siano mappate da substrati neurali specifici.

Perché parlare di neuorscienze, quando si parla di decisioni?

È presto detto. Tutto ciò che facciamo o pensiamo, dipende del nostro cervello. I nostri pensieri partono dal cervello, le nostre azioni iniziano dal cervello e non saremmo in grado di provare nessuna emozione, se non avessimo il cervello. Va da sé che possiamo definirlo come l’organo principale delle nostre decisioni. Infatti, quando pensiamo a qualcosa, nel nostro cervello si forma un vero e proprio collegamento tra i neuroni. Ognuno di noi possiede milioni di collegamenti e potenzialmente, non c’è limite al numero di collegamenti che possiamo avere.

I ricercatori hanno scoperto che, ci sono collegamenti molto forti e duraturi, come il collegamento neuronale che ci serve per leggere o scrivere, altri invece si perdono molto facilmente. Ad esempio quando ripetiamo un numero di telefono a memoria e poco dopo lo dimentichiamo, probabilmente il collegamento è rimasto debole e viene così perso. Ti sarà sicuramente capitato di sentiere il famoso detto: ‘Quando impari ad andare in bicicletta, poi non lo dimentichi più’. 

Ed infatti è proprio così, questo perché il collegamento che si è formato, è diventato forte con la ripetizione, cioè continuando ad andare int bicicletta e non è facile che si deteriori. In qualche modo potremmo dire che anche le nostre abitudini sono dei collegamenti che si sono formati nel nostro cervello. Più sono abitudini vecchie, più è probabile che il collegamento sia forte e automatico. Di conseguenza il collegamento di una cattiva abitudine, che ci portiamo avanti da molto tempo, sarà parecchio difficile da abbandonare.

In sintesi, è per questo motivo che i cambiamenti sono così difficile da affrontare. Quando vuoi cambiare è come se dovessi creare nuovi collegamenti nel tuo cervello e fare in modo di non usare più quelli vecchi e ben collaudati. Per fortuna il nostro cervello ha una capacità unica nel suo genere chiamata neuroplasticità, che ci permette di crearne di nuovi ogni qualvolta ce ne sia la necessità, per tutto l’arco della nostra vita.

Ciò significa che abbiamo la capacità di cambiare e modificarci in base alla esigenze, in base alle nostre esperienze e in base a quello che apprendiamo. Grazie a tutto questo, siamo in gradi di prendere delle decisioni, che siano funzionale per la nostra vita. 

Neuroscienze nella socialità

A partire dai primi del ‘900 alcuni studiosi, hanno cercato di comprendere alcuni aspetti fondamentali della psicologia del comportamento umano. Solo recentemente però, le neuroscienze, grazie all’utilizzo di nuove tecnologie come la fMRI (Risonanza Magnetica Funzionale per Immagini) sono stati in grado di darci conferme, a quelle che erano state grandi intuizioni del passato. Grazie alla visione di grandi autori, come ad esempio Harry Harlow (1905-1981) è stato possibile capire lo sviluppo del comportamento umano.

In un suo articolo (Harlow H.F., (1958) The nature of love. American Psychologist, 13,673-685), fece alcuni esperimenti simili sui cuccioli di macaco, privati della madre. I cuccioli potevano scegliere tra due diversi sostituti materni: uno era un peluche di morbida stoffa che però non poteva allattarlo, mentre l’altro era di filo di metallo fornito però di un biberon dal quale le scimmiette affamate potevano succhiare il latte. Dopo ripetute osservazioni, Harlow notò che le scimmiette trascorrevano la maggior parte del tempo abbracciate al pupazzo di stoffa, anche se era privo di biberon.

Le scimmiette si attaccavano alla sagoma metallica solo per poppare quando avevano fame. Dopo qualche settimana le scimmie divennero tristi e impaurite a causa della mancanza del contatto fisico e di sguardi materni. Quando le scimmie divennero più grandi si notò un comportamento da “cattive madri”. Infatti mostravano indifferenza verso i loro piccoli, rifiutando di allattarli o di proteggerli nel caso i piccoli fossero spaventati e arrivando anche al punto ad aggredirli e rifiutarli. Le ricerche di Harlow e poi anche di Renè Spitz 1887-1974), confermarono quindi che, sin dalla nascita, il cervello umano è configurato per essere connesso socialmente e che se viene privato di tale connessione sociale si involve e la sua abilità sociale decade, lasciando il posto ad un triste comportamento di solitudine. 

Neuroscienze applicate al quotidiano 

David Rock (1945 Lancashire, England), è uno dei fondatori del Neuro Leadership Institute. Basandosi su oltre 5 anni di studi condotti tra l’Australia e gli Stati Uniti con la collaborazione dei più grandi neuro scienziati, scrive per la CNN Fortune Management: Why Organizations Fail (Perché le organizzazioni falliscono?). Nell’articolo porta l’attenzione su alcuni punti particolarmente interessanti, su come l’applicazione delle neuroscienze possa portare alcuni vantaggi ma anche delle problematiche:

  1. Fare della beneficenza attiva nel nostro cervello il sistema di ricompensa, in maniera maggiore rispetto a vincere dei soldi.
  2. Essere socialmente rifiutati può ridurre il Q.I. (Quoziente Intellettivo) del 20%.
  3. Vedere un amico con regolarità ha lo stesso effetto sul nostro benessere quanto aver guadagnato un extra di 100.000€. 
  4. Aiutare gli altri attraverso attività regolari di volontariato ha lo stesso effetto sul nostro benessere di un premio di 50.000€.
  5. Quando un dipendente incontra la persona o le persone che traggono vantaggio dal suo lavoro, può raddoppiare la propria performance.
  6. Essere socialmente connessi fa letteralmente bene alla salute come smettere di fumare.


Neuroscienze al supermercato

Se ti stai chiedendo cosa centrano le Neuroscienze con la spesa al supermercato, non preoccuparti, in apparenza sembrano cose lontanissime ma non è così e ora vedremo perché. Molti studiosi sostengono che nel nostro cervello, ci sia una sorta di “centralina degli acquisti” che ci suggerisce cosa comprare e cosa no. Mi spiego meglio, diversi studi, effettuati con la risonanza magnetica funzionale, hanno mostrano che, quando preferiamo un prodotto anziché non altro, c’è una struttura specifica del nostro cervello che si attiva. Tale struttura ha il nome di nucleo accumbens, la quale si attiva quando siamo in situazioni di piacere e di ricompensa.

Però non è la sola ad attivarsi. Infatti, contemporaneamente si attiva anche un altra struttura del nostro cervello, ossia l’ insula. Questa si attiva di fronte a stimoli spiacevoli e in questo caso lo stimolo spiacevole è il prezzo. La ‘centralina’ degli acquisti si attiva anche quando nei supermercati, ci sono delle offerte speciali. Può succedere che decidiamo di acquistare quel prodotto in offerta, mettendo “in cima alla nostra lista” quel prodotto che inizialmente non avevamo pensato di comprare.

La scoperta della centralina addetta agli acquisti, risale ancora a qualche anno fa, quando i ricercatori della Stanford University, scoprirono che, quando andiamo a fare shopping, il nostro cervello “ci accompagna”. Ci spiega meglio Gabriella Pravettoni e ci dice che, entrando in un negozio, l’oggetto che vogliamo comprare ci attrae mentre il suo prezzo ci respinge. Comprare un oggetto è ciò che ci dà piacere mentre il potenziale dolore è provocato dalla separazione dal denaro.

Se l’insula si attiva troppo intensamente, è molto probabile che non compreremo il prodotto perché il nostro cervello è troppo infastidito dal dover sborsare dei soldi, chiarisce l’esperta in Neuroshopping. C’è da dire che, la scelta di quel preciso paio di scarpe che tanto desideriamo, piuttosto che del televisore, non è solamente di tipo razionale.

Infatti, ci chiarisce Anna Cantagallo, (neurologo e direttore scientifico di BrainCare, che opera nel settore delle Neuroscienze aziendali), molte delle scelte che facciamo quando ci troviamo in un negozio, sono anche emotive e spesso non hanno nulla a che vedere con il bisogno di un certo prodotto. Molto spesso acquistiamo non per bisogno ma per la sensazione che quel prodotto ci procurerà, chiarisce l’esperta.

di Giulia Ghiotto

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L’intelligenza potremmo definirla come quell’insieme dei processi mentali, che si compiono utilizzando simboli ad esempio linguistici o logici, attraverso l’uso di immagini e concetti.