Le nuove tecnologie in psicologia

Posted by Dott.ssa Giulia Ghiotto – Psicologo Neuropsicologo / Neuropsicologia

Le competenze e le tecniche psicologiche negli ultimi anni, hanno la necessità di confrontarsi con un nuovo mondo: il mondo digitale. Infatti è iniziato un forte sviluppo in questo ambito, in accordo con i cambiamenti dell’High Tech, verso una psicologia che inglobi queste nuove applicazioni e strumentazioni.

Perché usare le nuove tecnologie in psicologia

C’è poco da fare. Il mondo cambia e noi dobbiamo essere pronti al cambiamento. Tutto diventa sempre più veloce, automatico e automatizzato ed anche gli ambiti più lontani dalle tecnologie, devono evolversi e stare al passo con i tempi. Le terapie psicologiche non fanno eccezioni, infatti l’utilizzo delle nuove tecnologie, può dare un risvolto completamente nuovo alla terapia. Il paziente si percepisce più “attivo” durante l’incontro. Si sentirà partecipe e coinvolto nella nuove veste della situazione terapeutica. L’uso dei dispostivi elettronici, aumenta la compliance, in quanto, il paziente si percepisce come il primo “conduttore” del proprio incontro terapeutico. La seduta acquista una dimensioni di tridimensionalità, i feedback restituiti dai dispositivi, danno messaggi immediati e facili da comprendere. Il feedback ti permette di fare delle variazioni al comportamento del paziente, velocemente e con delle verifiche immediate del nuovo comportamento. 

La psicologia digitale è la branca che si occupa proprio di analizzare, sistematizzare e sviluppare questa nuova possibilità di strumentazione per l’uso diagnostico e terapeutico. Una nuova modalità di approccio, che va incontro anche a chi presenta qualche attrito in più, durante la seduta terapeutica.

A tutt’oggi è inutile negare la presenza e l’utilità dei dispositivi più tecnologici nella nostra vita. Se da un lato forse hanno cambiato il nostro modo di essere, permettendoci di mantenere le distanze o a volte alienandoci dalla vita reale, dall’altro è necessario sottolineare quanto in alcune situazione ci abbia facilitato la vita.

Pensiamo ad esempio alle prenotazioni online, non c’è più bisogno di uscire, sottrarre tempo e soldi ad altre attività. Oppure le comunicazioni online, possiamo chiamare chiunque, in qualunque momento, in qualsiasi (o quasi) parte del mondo.

Abbiamo la possibilità di accedere a milione di dati e informazioni con un semplice click. Possiamo vedere luoghi anche da casa, consultando un qualsiasi motore di ricerca e navigare in autonomia per quasi tutte le strade del mondo con i navigatori satellitari. 

Pensare che tutto ciò non influisca sulla nostra psiche, sarebbe negare l’evidenza e non sfruttare questa possibilità per portare beneficio alle persone sarebbe un vero peccato.

Le terapie online

Per certi versi ancora molti dibattuto, l’uso delle terapie online negli ultimi anni ha preso una forte espressività, grazie alla nascita di applicazioni, siti internet e piattaforme che ti aiutano a per trovare uno psicologo. 

Indubbiamente, la seduta clinica così come la si è conosciuta finora, viene messa in un pò in dubbio. Questa relazione a distanza, diventa più difficile da gestire se pensata “alla vecchia maniera”, diventa difficile, se la si vuole confrontare ad ogni costo, con la seduta in presenza. 

Ritengo che questo sia un errore non solo formale ma anche concettuale. Non è possibile confrontare due situazioni che nascono, per definizione, concettualmente diverse. Intendo dire che, è ovvio che nell’incontro online, viene a mancare tutta una serie di informazioni non verbali che chiaramente in presenza sarebbero visibili. Va tenuto conto che ognuno di noi quando si trova online, assume delle caratteristiche che di persona sarebbero di più o di meno accentuate. Tutto ciò è stato ampiamente considerato dagli psicologi e psicoterapeuti e infatti la seduta online non assume in nessun modo la valenza della semplice chiacchierata. Ci sono specifiche linee guida messe in atto, a disposizione del terapeuta, che permettono alla seduta online di avere lo stesso impatto terapeutico dell’incontro di persona. 

Se ci aggiungiamo anche delle praticità puramente spicciole, ci rendiamo conto che, in termini strettamente pratici per il paziente, è facile vedere come il vantaggio per lui sia notevole. A partire dal tempo da mettere a disposizione per la terapia, non sposandosi più da casa, si occupa solamente il tempo effettivo della seduta. Passando anche per la questione dei costi, si riduce la spesa per la benzina, il parcheggio etc. Fino ad arrivare alla possibilità di raggiungere anche chi, un pò più intimidito, aveva ancora timore di recarsi dallo psicologo. 

In generale, il settore del benessere e della salute, ha visto una forte digitalizzazione negli ultimi anni, specialmente conseguentemente alla pandemia di Covid-19, che ha creato la necessità di continuare, o iniziare, terapie, mantenendo le distanze sociali. Un pò per necessità un pò per sviluppo naturale dell’high tech, sempre più persone condividono i vantaggi di una terapia online. Come abbiamo già visto sopra, la possibilità di seguirla in base ai propri tempi, rende più facile l’accesso, in quanto non c’è più bisogno di stravolgere la propria giornata.

“C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti.” -HENRY FORD-

A cosa servono Biofeedback e Neurofeedback

Forse ne hai già sentito parlare. Magari ti sei anche chiesto cosa fossero e a cosa servissero, ecco qui alcune informazioni di base, per conoscere questi due nuovi dispositivi per la terapia psicologica. 

Il biofeedback è una tecnica che permette di conoscere, comprendere e imparare a controllare i propri parametri fisiologici. Alcuni di questi parametri sono, per esempio: 

– La conduttanza cutanea (o resistenza elettrica cutanea) ossia la variazione delle caratteristiche elettriche della pelle in seguito a sudorazione

– La frequenza cardiaca 

– La respirazione 

– La temperatura e l’attivazione muscolare. 

Per imparare a gestire questi parametri è necessario un training specifico, che prevede l’utilizzo di una strumentazione adatta. Questi strumenti rilevano i segnali psicofisiologici in tempo reale e ti forniscono un feedback immediato sulla tua attivazione corporea. Ansia, stress, tensioni, possono esser gestiti acquisendo strategie che permettono di regolare e tenere sotto controllo le tue risposte e funzioni corporee. Il biofeedback serve proprio a questo, mostrandoti in tempo reale come si modificano i tuoi parametri, ti permette gradualmente di imparare a regolarli.

Il neurofeedback è uno strumento simile al primo, per mezzo del quale puoi imparare a modificare l’ampiezza, la frequenza e la coerenza degli aspetti elettrofisiologici del tuo cervello.

Con il neurofeedback si visualizza al computer, la tua attività elettroencefalografica, ossia puoi vedere le tue onde cerebrali. Lo strumento consente di “insegnare” al cervello, a produrre onde cerebrali di specifiche ampiezze e posizioni. Dove serve il Neurofeedback? Lo scopo dei training di neurofeedback è dunque quello di insegnarti come percepire specifici stati di attivazione corticale e in che modo puoi raggiungere tali stati volontariamente. 

Rilassamento in quattro tempi

Metti in pratica: il tuo cellulare per il Biofeedback

Oramai i nostri cellulari non sono più dei semplici telefoni, gli smartphone ci permettono di fare moltissime cose, tra le quali tener traccia della nostra salute. 

Poi usare il tuo smartphone anche come mini dispositivo di biofeddback. Come fare? Ora te lo spiego.

1- Prima di tutto scarica un’app (o cerca nel tuo telefono se c’è già la possibilità) che ti rilevi il battito cardiaco. 

2- Fase valutativa: per qualche giorno, tieni traccia dei tuoi diversi battiti nelle situazioni di relax. Ad esempio misurati i battiti quando stai guardano la tv, o stai leggendo un libro o quando ti senti di essere calmo e sereno. Fai una media dei vari giorni e ricava il tuo numero di battiti cardiaci in una situazione di relax.

3- Fase di esercizio: durate le giornate successive, quando ti trovi in situazioni di semi-relax, misurati i battiti e prova ad abbassarli al livello del relax, tramite la tecnica che preferisci. Può essere ad esempio la respirazione (trovi un esempio qui a lato), oppure attraverso la meditazione, lo stretching, scegli tu quale metodo sano funziona per te. Non aspettarti miglioramenti immediati, abbi pazienza, sei in fase di allenamento. Trova il tuo modo ed esercitarlo nel tempo, finché diventa ben collaudato. 

Una piccola raccomandazione, il tutto deve essere molto scorrevole, non ti forzare. Se non ti riesce, non farlo a tutti i costi, se per te non funziona prova in un altro momento o in un altro periodo. 

4- Fase di messa in atto: ora, dopo l’allenamento, quando hai momenti molto tesi, misurati i battiti e metti in pratica il tuo allenamento. Vedrai i risultati, i tuoi battiti si abbasseranno, ti sentirai più calmo e le tensioni si allenteranno. 

Attenzione: i consigli qui riportati sono a carattere prettamente di esempio, l’esercizio suggerito non sostituisce un parare medico, se avete qualsiasi dubbio fate sempre fede al vostro medico curante. 

di Giulia Ghiotto

Questo articolo è scritto dalla Dott.ssa Giulia Ghiotto, Psicologo cognitivo, Psicologo dell’area Neuropsicologica, Trainer per le abilità cognitive. Per saperne di più su di me clicca qui Giulia Ghiotto. Se vuoi conoscere i miei programmi di allenamento per le abilità cognitive visita Programmi di allenamento. Per fissare un appuntamento scrivimi al numero 345/8703330 o via e-mail a: info@giuliaghiotto.it.

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